Cominciamo bene…

In questo primo post voglio subito denunciare un fatto abbastanza grave ma ormai diventato “quotidiano” e quindi indifferente ai più… leggete cosa pubblica su Facebook la pagina Il nome del traduttore:

Nuova grafica, un’impostazione più chiara e più libri recensiti con maggiore respiro. Queste sono le caratteristiche delle due pagine dedicate ai libri oggi su D di Repubblica. E’ cambiato tutto tranne una cosa: i nomi dei traduttori non ci sono neppure questa volta. Lo spazio ci sarebbe, altroché, eppure niente, ostinati e contrari, i recensori li omettono. Vediamoli. 

Benedetta Marietti dedica un’intera pagina a “Quando l’imperatore era un dio” di Julie Otsuka (Bollati Boringhieri), con ben tre foto. La traduttrice dimenticata è Silvia Pareschi.

La seconda pagina porta cinque recensioni, quattro delle quali di opere tradotte. Enrica Budetta ha tradotto “Entra nella mia vita” di Clara Sanchez (Garzanti, recensione di Lara Crinò), Maria Nicola è la traduttrice de “Gli onori di Casa” di Alicia Gimenez Bartlett (Sellerio, recensione di Lara Crinò), “Il colore del latte” di Lell Leyshon (Corbaccio, recensione di Tiziano Gianotti) è la trasposizione di Rita Giaccari, e infine Hado Lyria ha prestato le parole a Manuel Vàzquez Montalbàn in “La bella di Buenos Aires” (Feltrinelli, recensione di Francesca Frediani).

E’ un peccato che si eviti proprio il nome del traduttore, come se quest’ultimo non avesse importanza, e invece… il libro in Italia viene pubblicato proprio grazie a lui!


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