Babel – Festival di letteratura e traduzione. Edizione 2013: francofonia africana

La parola oltre i confini

Nel 2013 Babel attraversa il continente africano alla ricerca delle giovani voci e delle nuove letterature di lingua francese.
Per orientarsi in un ambiente così vasto e variegato, Babel ha seguito piste precise: la contaminazione del francese con le lingue locali o l’oralità; la reinterpretazione della tradizione in rapporto alla cultura africana, francese e globale; le recenti rivoluzioni del sistema letterario; un arco geografico che parte dall’isola del Madagascar e passando dal Maghreb si spinge gradualmente verso il centro del continente.
Babel ha scelto di intraprendere questa ricerca perché la letteratura africana è spesso un prodotto d’esportazione: poco diffusa all’interno del continente, deve soddisfare le leggi del mercato culturale occidentale con la sua predilezione per la letteratura di genere e il facile esotismo.
Babel 2013 è un progetto inedito attento alla contemporaneità colta sul farsi. Il risultato sono i giorni del festival, che vedranno protagonisti alcuni tra i più interessanti e sorprendenti scrittori africani, ma anche le pubblicazioni che Babel ha curato con editori e media svizzeri, italiani e africani per far conoscere quanto di meglio viene scritto in Africa in lingua francese.

L’itinerario tracciato da Babel prende le mosse dal Madagascar con l’incontro di apertura tra Jean-Luc Raharimanana, scrittore e curatore di un’importante collana di giovani autori africani, e Marie-José Hoyet; procede verso la Tunisia con la scrittrice Azza Filali, autrice di un romanzo che affronta il vuoto della recente rivoluzione, e Elisabeth Daldoul, editor della casa editrice Elyzad; passa all’Algeria, con Kamel Daoud, straordinario scrittore e giornalista, e Sofiane Hadjadj, editor di Barzakh, una delle più vivaci case editrici africane; tocca infine il Mali e la cultura tuareg, dapprima con l’incontro tra la studiosa di magia tribaleBarbara Fiore, la musicista Walet Oumar Fadimata e il griot Ag Mohamed Idwal, per finire con il concerto dei Tartit, gruppo tuareg nato dall’unione di sole donne nei campi profughi, uno dei migliori traduttori dei ritmi e dei silenzi del Sahara in musica.
Il programma letterario riprende la domenica tra Svizzera e Congo Kinshasa, con la giovane autrice svizzera Douna Loup, che ha scritto la storia che Gabriel Nganga Nseka ha vissuto e ha voluto raccontare oralmente; sarà poi la volta del  Camerun, con Patrice Nganang, che nel suo recente La Saison des prunes ha saputo combinare magistralmente oralità e poesia, presente e passato; chiude il festival l’incontro curato dall’associazione culturale Sembura, che ci porta in Ruanda e nel Burundi con lo scrittore e sceneggiatore Dorcy Rugamba e il giovanissimo Roland Rugero.

babel
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