Traduzioni letterarie: esigiamo rispetto

Questa lettera viene pubblicata sul Blog del Corriere della Sera:

 

Scrivo a lei, gentile Severgnini – uno dei rari giornalisti a essere attento al problema delle traduzioni letterarie e non – dopo avere scritto a diversi suoi colleghi che nemmeno mi hanno degnato di una risposta, come vuole l’habitus italiano.

Le diversità linguistiche sono una maledizione divina, lo si sa dai tempi di Babele, ma per fortuna all’umanità è stata data la possibilità di superare tale difficoltà grazie allo Spirito Santo che il giorno di Pentecoste ha fatto parlare in altre lingue e grazie ai traduttori che, come ci ricorda Primo Levi, fanno «un’opera di civiltà e di pace» cercando di limitare i danni dei costruttori di torri. Ahimè, spesso nelle recensioni si omette di citare i nomi dei traduttori a meno che non si tratti di Fernanda Pivano o di qualche altro grandissimo. E gli altri libri, chi li ha tradotti? Lo Spirito Santo? Cito di nuovo Primo Levi: «Il traduttore è il solo che legga veramente un testo, lo legga in profondità, in tutte le sue pieghe, pesando e apprezzando ogni parola e ogni immagine, o magari scoprendone i vuoti e i falsi»: con questo non dubito che chi scrive il pezzo abbia letto l’opera da recensire, ma mi chiedo se è consapevole che lo ha potuto fare solamente grazie al fatto che essa è stata tradotta. Parimenti noto la precisione con la quale si forniscono i dettagli su casa editrice, prezzo, numero di pagine e nome e cognome dell’autore della recensione, certo, quello non manca mai, giustamente. Omettendo i nomi di curatori, prefatori e traduttori non solo vengono lesi i diritti dei co-autori, ma viene celata l’identità di chi ha preso in mano il testo straniero e lo ha «volta a volta, o a un tempo, lusingato, tradito, nobilitato, radiografato, castrato, piallato, stuprato, adornato, ucciso», e non si ha nessuna considerazione per L’altrui mestiere.

Emanuelle Caillat, emanuelle.caillat@gmail.com

 

Concordo, Emanuele: gli editori – e gli autori! –  che non rispettano i traduttori non sono solo ingrati. Sono ignoranti.

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