Londra invasa da italiani e spagnoli. Cercano lavoro, ma gli inglesi: “Pigs here”

Dal 2012 al 2013 la sola immigrazione italiana ufficiale in Inghilterra è aumentata del 50 per cento. Tutti in cerca di lavoro. “Pigs here”, titola il Sun, il quotidiano di Rupert Murdoch, che si riferisce all’acronimo dei paesi più deboli della Ue. Gli  inglesi temono l’invasione a spese del Welfare, ma è il sottoproletariato inglese, senza istruzione scolastica, senza qualifiche lavorative, a finire per preferire una vita misera senza lavoro piuttosto che cercare di uscire dalla propria condizione

LONDRA – Come in un’operazione militare a sorpresa, sebbene l’intento sia pacifico, il Regno Unito si preparava a difendersi su un fronte ma è sopraffatto da un assalto proveniente dal fronte opposto. Mentre David Cameron si preoccupa di una imminente “invasione” dall’Europa orientale di bulgari e rumeni, che dal primo gennaio prossimo potranno circolare, lavorare e risiedere liberamente in tutti i paesi dell’Unione Europea, nell’ultimo anno la Gran Bretagna è stata infatti invasa, per così dire, da un numero sempre più grandi di immigrati dall’Europa meridionale: italiani, spagnoli, portoghesi, greci, ovvero dalle nazioni più colpite dalla crisi dell’eurozona.

Nuove cifre rese pubbliche a Londra indicano infatti che il numero di National Insurance, in pratica un permesso di lavoro, concesso agli immigrati dall’Europa del sud è in vertiginoso aumento: per gli italiani è cresciuto da 25800 nel 2012 a 39400 nel 2013, un incremento del 52 per cento; per gli spagnoli è passato da 35000 a 49900, un aumento del 40 per cento; per i portoghesi da 19500 a 28000, una crescita del 45 per cento; per i greci da 7000 a 9300, un  aumento del 31 per cento. La richiesta del National Insurance è solo un sintomo delle dimensioni dell’immigrazione in Gran Bretagna, perché la fanno soltanto gli emigranti che si stabiliscono in questo paese permanentemente e ufficialmente. Se si aggiungessero, per quello che

riguarda ad esempio gli italiani, tutti i nostri connazionali, in particolare i giovani, che vengono a vivere nel Regno Unito per sei mesi, un anno o anche qualche anno, facendo il cameriere, il commesso o altri lavoretti saltuari, chi in nero, chi con contratto, chi mantenendo la residenza in Italia, il numero sarebbe molto più alto. In ogni caso, scoprire che dal 2012 al 2013 la sola immigrazione italiana ufficiale in Inghilterra è aumentata del 50 per cento dà un’idea della difficoltà crescente di trovare lavoro nel nostro paese. La Gran Bretagna, con un mercato del lavoro più flessibile del nostro (per cui si viene assunti con più facilità e licenziati con altrettanta), e con un’economia che ha ripreso a crescere dopo una lunga recessione, al ritmo più forte di tutta la Ue, rappresenta evidentemente un potenziale Eldorado per i giovani italiani senza lavoro e per i loro coetanei dell’Europa del sud.

Visto con occhi inglesi, il fenomeno è tuttavia preoccupante, specie per una stampa conservatrice populista e xenofoba che scarica da anni sugli stranieri la maggior parte delle responsabilità per la disoccupazione nazionale e la debolezza dell’economia. “Pigs here”, titola per l’appunto il Sun, il quotidiano di Rupert Murdoch, che si riferisce all’acronimo dei paesi più deboli della Ue, Portogallo Italia Grecia Spagna, ma suona come un insulto, “sono arrivati i maiali”. E la crescita dell’immigrazione dall’Europa del sud viene comunque letta come una sconfessione delle misure annunciate appena due giorni fa dal primo ministro Cameron per contenere l’immigrazione: una serie di limitazioni alla concessione dei benefici assistenziali a bulgari e rumeni. Il premier cita anche iniziative più severe da prendere in futuro, come pretendere che un paese debba avere un determinato reddito medio pro-capite affinché i suoi cittadini possano emigrare in un altro paese della Ue con un reddito più alto. Ma quelle sono per il momento soltanto parole. Nei fatti, osserva l’Economist, l’annuncio di Cameron serve a ben poco: soltanto il 2 per cento degli immigrati che sono arrivati in Gran Bretagna dal 2010 ad oggi hanno fatto ricorso ai sussidi di disoccupazione e agli altri benefici assistenziali per alloggio e assegni familiari. Significa, in sostanza, che l’immagine di un’armata di bulgari e rumeni che sbarca nel Regno Unito per poi fare i disoccupati a spese dello stato è del tutto ingannevole: la stragrande maggioranza degli immigrati della Ue vengono qui, trovano lavoro e pagano le tasse. E’ casomai il sottoproletariato inglese, senza istruzione scolastica, senza qualifiche lavorative, a diventare dipendente dal welfare e finire per preferire una vita misera senza lavoro piuttosto che cercare di uscire dalla propria condizione.

E allora perché Cameron ha fatto la sua “sparata” contro rumeni e bulgari? Per guadagnare consensi presso l’elettorato più xenofobo, per compiacere i tabloid di destra che fanno da anni una feroce campagna contro gli immigrati, insomma per ottenere voti alle elezioni europee della primavera prossima e alle politiche dell’anno dopo, parando la minaccia dell’Ukip, il partito di destra anti-europeo, che rosicchiando sostegno ai conservatori potrebbe contribuire a far perdere a Cameron la sfida alle urne a vantaggio dei laburisti. Un attacco che potrebbe ritorcersi contro lo stesso Cameron, perché fa alzare il livello dell’ostilità alla Ue, in prospettiva del referendum del 2017, indetto dal primo ministro con l’obiettivo di mantenere la Gran Bretagna nell’Unione, sia pure con nuove norme che diano più autonomia a Londra. “Non facciamo richieste impossibili alla Ue”, ammonisce proprio oggi l’ex-premier conservatore John Major, “e ricordiamoci che, se usciremo dall’Unione Europea, pagheremo un prezzo esorbitante in termini economici, politici e di prestigio”.

Di certo c’è che la promessa del leader dei Tories di ridurre l’immigrazione a “poche decine di migliaia di persone” all’anno non verrà mantenuta: nel 2013 saranno ancora quasi mezzo milione gli immigrati arrivati nel Regno Unito: 183 mila dai paesi europei della Ue, 242 mila extra-comunitari (fra questi, in prima fila ci sono i cinesi, 40 mila soltanto negli ultimi dodici mesi). E si tratta, vale la pena ripeterlo, soltanto dell’immigrazione legale, ufficiale, definitiva. Basta girare per una strada di Londra, entrando nei caffè, nei ristoranti, nei negozi, per rendersi conto che dentro ci lavorano quasi esclusivamente stranieri, non pochi dei quali sono italiani.

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