Kabobo, problemi di traduzione. Il processo viene rinviato

Aggiornato al 31 marzo il processo con rito abbreviato a carico del ghanese che a maggio uccise tre persone a colpi di piccone. Per lui il pm ha chiesto 20 anni di carcere

 

Il manico del piccone con cui Kabobo ha ucciso tre persone aggredite all’alba dell’11 maggio 2013 per strada, a Milano (Ansa)Il manico del piccone con cui Kabobo ha ucciso tre persone aggredite all’alba dell’11 maggio 2013 per strada, a Milano (Ansa)

Era lo scorso maggio, l’11, ed era l’alba quando Adam «Mada» Kabobo colpì a picconate e uccise tre persone nel quartiere Niguarda, a Milano. Oggi, dieci mesi dopo quella assurda mattanza, c’è stata la terza udienza del processo con rito abbreviato per il ghanese. In aula però sono riusciti a intervenire solo il pm e una delle parti civili e poi il giudice ha chiesto agli altri legali di parte civile e alle difese di preparare per la prossima udienza, il 31 marzo, delle memorie scritte in modo che possano essere tradotte e comprese dall’imputato. In udienza, infatti, ci sono stati diversi problemi perché Kabobo, malgrado la presenza degli interpreti, non riusciva a comprendere quello che le parti dicevano. Non è la prima volta che la lingua parlata dall’assassino crea problemi: a giugno c’erano già stati problemi a trovare un interprete. Comunicare con Kabobo è particolarmente complicato, avevano spiegato allora i suoi legali Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno, perché non è ancora stato trovato un interprete in grado di comprendere e tradurre il dialetto del 31enne, che è parlato in un’area molto circoscritta del Ghana. «Kabobo – avevano aggiunto i legali – è analfabeta e parla un inglese elementare». Prima del rinvio di stamattina il pubblico ministero Isidoro Palma ha chiesto di condannare a 20 di carcere il 31enne.

20 anni, seminfermità e 6 anni in casa di cura

L’accusa ha chiesto per Kabobo anche il riconoscimento della seminfermità mentale – ecco da cosa dipende lo «sconto» che ha portato alla richiesta di 20 anni – e anche la condanna a sei anni da passare in una casa di cura dopo l’espiazione della pena. Nella scorsa udienza il giudice aveva detto «no» alla richiesta della difesa di un supplemento di perizia psichiatrica, dopo che una perizia disposta in fase di indagini e depositata lo scorso ottobre aveva riconosciuto che Kabobo non era totalmente incapace di intendere e di volere ma soltanto semi infermo di mente, perché soffre di una forma di «schizofrenia paranoide». Inoltre, nelle scorse settimane, il tribunale del Riesame, aveva detto «no» al trasferimento di Kabobo in un’ospedale psichiatrico giudiziario. Il pm ha sottolineato che uno dei possibili moventi del triplice omicidio è stato «il rancore verso la società» dell’immigrato che si sentiva escluso. Secondo il magistrato Kabobo avrebbe agito anche con una «finalità depredatoria» anche perché dopo aver ucciso i passanti gli ha rubato i cellulari. Il ghanese, inoltre, avrebbe agito con «lucidità».

Risarcimenti per le vittime

A morire sotto i colpi di piccone sferrati da Kabobo furono: Daniele Carella di 21 anni, Alessandro Carolé di 40 anni e il pensionato Ermanno Masini, 64 anni. Il legale dei familiari di Carolé ha chiesto che l’immigrato venga condannato anche al risarcimento di circa 600 mila euro. Nel processo in abbreviato, infatti, l’avvocato Anna Cifuni ha chiesto un risarcimento di 400 mila euro per la madre di Carolé e uno da 200 mila euro per il fratello della vittima. Chieste inoltre provvisionali di circa 100 mila euro a favore di entrambi.

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