Il “Benvenuti al nord” spagnolo  che scherza sul terrorismo basco

«Ocho apellidos vascos» il film che sta sbancando i botteghini, oscurando perfino il Clasico, mette per la prima volta alla berlina i riti del nazionalismo di Bilbao

di Matteo Cruccu

Dani Rovira e Clara Lago, i protagonisti del film Dani Rovira e Clara Lago, i protagonisti del film
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Lo schema di «Giù al nord», il film che sbancò ai botteghini francesi qualche anno fa, giocando sugli stereotipi regionali tra settentrionali e meridionali di colà, è evidentemente un meccanismo che funziona. Da noi ha addirittura generato due riusciti remake , vedi le avventure di Bisio & Siani. Ora il giochino è approdato in Spagna e sta trionfando tanto quanto: si chiama «Ocho apellidos vascos», è la storia di un andaluso che si innamora di una ragazza basca e , con due sole settimane di proiezioni, sta registrando record d’incassi , non sono nella penisola iberica, ma in Europa. E ha oscurato addirittura il Clasico, Real-Barca, il giorno del suo debutto.

Impensabile fino a qualche anno fa

Solo che qui non si tratta solo di un innocuo divertissement su luoghi comuni, come nel caso degli altri due «confratelli», ma di una storico capovolgimento concettuale: perché, nel film, Amaia, la protagonista interpretata dalla bella Clara Lago, è una convinta militante nazionalista di sinistra, abertzale, come li chiamano nei Paesi Baschi. E il suo spasimante Rafa (Dani Rovira), sivigliano doc, è costretto a indossare anch’egli i panni del barricadero, per far contento pure il padre di lei, altrettanto aderente alla causa. L’effetto è esilarante, ma anche rivoluzionario: per la prima volta vengono messi alla berlina tutti i riti del vangelo indipendentista, dalla cosiddetta Kale Borroka, la guerriglia di strada, ai vari dogmi bascocentrici (i cognomi dei bisnonni – ecco los ochos apellidos– che devono essere di pura origine locale per santificare l’appartenenza doc , il culto della pelota, l’odio per gli altri spagnoli, i cosiddetti maketa, ecc. ecc.). Sketch impensabili fino a qualche ann0 fa, quando la guerra tra stato e terrorismo continuava imperterrita (800 le vittime dell’Eta in 45 anni) e scherzare su questi temi sarebbe stato assoluto tabù.

Successo ancor più grande nei Paesi Baschi

«I baschi sanno ridere di sé stessi» è il coro degli spettatori che escono dai cinema di Bilbao o San Sebastian, dove il film sta avendo un successo ancor maggiore che nel resto del Paese, con vere e proprie file all’ingresso. E trasversale è il coro di consensi da tutte le parti politiche locali, esclusi forse i soli abertzales che hanno criticato duramente il copione sul loro giornale di riferimento, «Gara». Ma trattasi appunto di critiche e non minacce di morte agli sceneggiatori (anch’essi baschi) come si sarebbe potuto facilmente ipotizzare qualche tempo addietro. L’Eta tace ormai dall’ottobre 2011, quando annunciò l’addio alle azioni armate e all’inizio di marzo ha dichiarato di voler smantellare quel che rimane del suo arsenale militare. Il clima nella regione autonoma è poi decisamente più rilassato di un tempo , con la violenza di strada che si è sensibilmente ridotta. Che sia dunque un film a certificare definitivamente la fine di una lunga, tormentata, stagione?

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