Lavorare da casa è bello, ma attenzione a non prendere oltre ai bonus i «chilos»…

Molti sono i contributi arrivati per la consultazioni sul testo della proposta di legge per lo smartworking. Molti sono stati gli appunti, i consigli per migliorarla e diverse sono state le storie. Come quella di questa lettrice

Ho appena letto l’intervista ad Arianna, mentre rispondo a mail di lavoro e inforno una tortilla veg. Ho 42 anni e da 4 faccio la consulente per l’Azienda che ha acquistato, 4 anni fa, la mia società. Quando mi hanno chiesto di rimanere come consulente ho specificato, tanto da scriverlo nel contratto, che non avrei avuto nessun obbligo di andare in ufficio. Arrivavo da anni di 12h di lavoro al giorno, praticamente 7/7 e avevo bisogno di riappropriarmi delle mie figlie e della mia vita.

Lavorare da casa è sicuramente una gran bella cosa, io al contrario di Arianna non mi metto il pigiama (ma il problema è mio: non esco neanche sul balcone se non sono truccata…), ma è comunque difficile.

Prima cosa non è così facile riuscire a gestire le ore lavorative. Io mi trovo a scrivere mail alle 5 del mattino, come alle 11 di sera, sabato e domenica, anche se è vero che durante la giornata hostacchi per andare in palestra all’ora di pranzo, a prendere le bambine alle 16. Ti senti, o almeno così capita a me, sempre reperibile, neanche fossi un neurochirurgo in zona di guerra… Seconda cosa è fastidioso gestire le battutine di amici e colleghi che ti vedono come una scansafaticheperché non sei in ufficio tutti i giorni.

La cosa strana è che secondo le mie figlie (e mio marito) io vivo perennemente attaccata allo smartphone, secondo i colleghi io sono perennemente in vacanza.

La scelta dello smartworking richiede sicuramente una grande prova difiducia tra azienda e lavoratore, ma io credo che se uno porta a casa ottimirisultati, nei tempi stabiliti, cosa importa se questo avviene da casa, mentre si aspettano le bambine in piscina, sotto un ombrellone o in ufficio? D’altra parte, siamo così sicuri che stare 8/10h in ufficio serva veramente a qualcosa? Ovviamente questo dipende dal lavoro che si fa, ça va sans dire.

Ma quanti dipendenti comodamente seduti a scaldare le loro cadreghe mentre chattano su Facebook o si vedono i filmati su Youtube ci sono che timbrano alle 18, per poi lamentarsi che loro lavorano a tempo pieno e non hanno tempo per altro? Quello che è certo è che comunque lo smartworking non può essere 5 giorni su 5 (lo dico per esperienza). Il rapporto de visu con colleghi e capi è comunque importante, e soprattutto ti fa apprezzare la pausa caffè!

P.s.: volete sapere qual è il vero problema di lavorare a casa? il frigorifero… se non stai attenta, oltre ai bonus ti becchi pure i chilos…
Ps del ps: tra quando ho iniziato a scrivere questo post a quando l’ho finito  sono passe 8h…

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