AAA cercasi prof per insegnare in lingua straniera. Ma non ci sono…

Nell’ultimo anno delle superiori parte il Clil, l’insegnamento di una materia in un’altra lingua. Su 15mila docenti necessari ne sono stati formati solo un migliaio. Il ministero ora permette di ridurre i corsi e corre ai ripari

di SALVO INTRAVAIA

AAA cercansi docenti specializzati per il Clil. L’insegnamento di una materia non linguistica in lingua straniera (Matematica, Storia, Italiano, ecc.) all’ultimo anno del superiore parte decisamente in salita. Al momento, su oltre 15mila docenti necessari soltanto un migliaio è stato formato: il 7 per cento scarso. Il resto deve completare la formazione linguistica e metodologico-didattica. Secondo la riforma Gelmini, da quest’anno nelle quinte classi dei licei e degli istituti tecnici una materia diversa dalla lingua straniera dovrà essere insegnata in Inglese  –  nei tecnici  –  e nella stessa lingua straniera studiata dai ragazzi, al liceo.

Ma, per gli enormi ritardi accumulati dal ministero nel fare partire la formazione dei docenti, i prof che oggi hanno tutti i titoli previsti per l’insegnamento della propria disciplina col metodo Clil, acronimo di Content and Language Integrated Learning (traducibile con Immersione linguistica) sono appena 1.030. E nella maggior parte delle quinte ci si arrangerà. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, recita un antico proverbio. E infatti, nonostante i decreti di riforma risalgano al 2010, i primi corsi per formare  –  linguisticamente e metodologicamente  –  i “volontari” necessari per avviare la novità sono partiti appena due anni fa.

LA STORIA

Nella scuola italiana le quinte classi dei licei e degli istituti tecnici sono più di 15mila. Occorrerebbero, secondo un primo calcolo approssimativo, altrettanti professori specializzati per fare partire l’avventura. Ma anche volendo ipotizzare, come ha fatto il ministero in un primo momento, un docente specializzato ogni due classi, ne servirebbero almeno 7mila e 500. Numeri lontanissimi dal fabbisogno. Perché, per insegnare la propria disciplina col metodo in questione non è sufficiente sapere parlare l’inglese o il francese ad un buon livello, occorre anche acquisire la giusta metodologia didattica e metodologica: non si tratta, in altre parole, soltanto di tradurre le proprie lezioni in inglese.

All’inizio, la risposta degli insegnanti è stata positiva. Le candidature “spontanee” raccolte nel 2010 sono state 16mila: 10mila insegnanti di ruolo e 6mila supplenti. Poi, l’entusiasmo si affievolisce. Nell’aprile del 2012 vengono finanziati i primi corsi di formazione: 50 linguistici e 30 metodologici. Per un totale di 1.250 docenti per la formazione linguistica di livello C1 (che poi scenderà a B2) e 900 docenti per la formazione metodologico-didattica. Cui seguono altri 220 corsi nel 2013. Ma purtroppo, come viene evidenziato da tutti i report internazionali, gli italiani sono poco inclini allo studio delle lingue straniere. E non fanno eccezione i docenti che, tra le altre cose, hanno già un’età piuttosto avanzata per imbarcarsi nello studio di una lingua straniera.

Inoltre, il percorso di formazione è lungo: occorre acquisire prima la certificazione linguistica del livello B1, poi quella del B2 e infine l’attestato per la formazione metodologico-didattica. In tutto, almeno due anni di full immersion senza nessun corrispettivo economico. Per impelagarsi nel Clil, insomma, non sono previste forme di incentivazione di alcun tipo. Così, i candidati ai corsi del 2013 scendono poco più di mille. Ma, secondo il ministero, ne servono almeno 18mila. E alcuni presidi aguzzano l’ingegno: segnalano i nominativi per i corsi “costringendo” di fatto i malcapitati ad imbarcarsi nella “missione impossibile”, specialmente oltre i cinquanta.

E oggi gli unici docenti attrezzati per insegnare col metodo Clil sono i 900 dei primi corsi più 130 specializzati con risorse proprie. Ne mancano all’appello 14mila. Lo scorso luglio, il ministero corre ai ripari ed emana una eloquente circolare alle scuole con le solite “norme transitorie” per il 2014/2015. In cui vengono ammessi tutti i ritardi e si suggerisce alle scuole di attivare per quest’anno almeno il 50 per cento del monte ore della disciplina in modalità Clil e con l’aiuto del docente di lingua straniera per tutti coloro che sono ancora in formazione e devono acquisire le certificazioni linguistiche. Nei casi di totale assenza di risorse “si raccomanda l’organizzazione di progetti interdisciplinari in lingua straniera nell’ambito del Piano dell’offerta formativa”.

“Attualmente  –  spiegano dal ministero dell’Istruzione  –  ci sono 6.700 docenti in formazione che stanno riprendendo le attività in questi giorni, avendo anche frequentato moduli intensivi nel periodo estivo, e che completeranno l’annualità di formazione tra settembre/ottobre e novembre. Di questi oltre 2.500 partono da un livello B2 e quindi sono già utilizzabili per i moduli Clil nelle classi”.  Anche se manca loro il modulo metodologico-didattico. Meglio che niente, visto che gli istituti sarebbero tenuti ad assicurare l’insegnamento e potrebbero andare incontro a ricorsi, in caso di bocciature.

Repubblica.it
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Un pensiero su “AAA cercasi prof per insegnare in lingua straniera. Ma non ci sono…

  1. Il ministro Giannini ha avuto proprio un’idea balzana: come dici tu, non si tratta solo di “tradurre” i contenuti, e trovo che insegnare in lingua straniera (inglese) da un anno all’altro senza dei motivi reali sia veramente assurdo, oltre che controproducente.

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