Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo: una nuova traduzione delle storie dei Fratelli Grimm rivela particolari inquietanti

Ilaria Betti, L’Huffington Post

BIANCANEVE

Fu la vera madre di Biancaneve, e non la matrigna, ad ordinare al cacciatore di ucciderla, Raperonzolo rimase incinta e le sorellastre di Cenerentola, al momento di provare la scarpetta di cristallo, tagliarono con un coltello le parti dei loro piedi “in eccesso”, facendo sgocciolare il sangue davanti al principe. Sono questi i dettagli macabri e inquietanti che emergono dalla nuova traduzione delle storie dei Fratelli Grimm. Per la prima volta, l’edizione originale, realizzata nel 1812, è stata tradotta in inglese: la versione conteneva tutte e 156 le storie, che poi furono tagliate o rimodellate nel corso del tempo dagli autori.

Un tuffo nel passato e un ritorno alla vera matrice che ispirò le fiabe che amiamo, del tutto diverse dalla versione edulcorata Disney. Il merito della riscoperta va a Jack Zipes, professore emerito di germanistica e letterature comparate all’università del Minnesota, che, per curiosità, si è messo a leggerle e a tradurle fino ad arrivare a pubblicare il volume dal titolo “The Original Folk and Fairy Tales of the Brothers Grimm: The Complete First Edition”.

Ecco, quindi, la mamma di Hansel e Gretel che li abbandona nel bosco perché non è più in grado di dargli da mangiare; ecco Raperonzolo che si diverte nella torre con il principe e scopre di essere incinta solo dopo aver chiesto alla mamma: “Perché i vestiti mi vanno sempre più stretti?”; ecco il momento della prova della scarpetta di cristallo nella storia di Cenerentola con la matrigna che incoraggia le sorellastre a tagliarsi parte del piede pur di infilarsela: “Qui c’è un coltello. Se è troppo stretta, allora taglia un pezzo di piede. Farà un po’ male. Ma che importa?”. E poi c’è la vera mamma di Biancaneve che non solo chiede al cacciatore di ucciderla, ma di portarle anche i polmoni e il fegato della fanciulla come prova.

Se questi particolari fanno crollare tutte le nostre certezze costruite da bambini, bisogna ascoltare l’opinione del traduttore in merito. Nella prefazione del libro, il professor Zipes scrive: “Tutte le modifiche che furono poi fatte alla prima edizione del 1812/15 non devono farci credere che queste prime storie fossero solo un abbozzo e che avessero bisogno di essere messe a posto e che, quindi, non meritano di essere considerate da noi. Qui i fratelli Grimm non si erano ancora autocensurati”. Inoltre, non erano state pensate per essere raccontate ai bambini, ma erano indirizzate ad un pubblico adulto. Nate da racconti ascoltati da amici e fonti anonime, le prime fiabe, secondo il traduttore, conservano un fascino tutto loro: “La prima edizione ha un’onesta incantevole e offre una prospettiva insolita sulla cultura dell’epoca e sul comportamento umano”.

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